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sabato 28 gennaio 2012

ORZOBIMBOBIBBUBA'!

il prodotto incriminato
Orzobimbobibbubà! ORZOBIMBOBIBBUBA'!
- Signora, ci dica una cosa che le piace! -
- Orzobimbo! -
- Una cosa che non le piace? -
- Orzobimbo! -
- La sua grande passione? -
- Orzobimbo! -
- E il suo più grande incubo? -
- Orzobimbo! -
- Dove andrà in vacanza questa estate? -
- Orzobimbo! -
- Qual è la radice quadrata di 81? -
- Orzobimbo! -
- Cosa ne pensa della politica estera del nuovo governo? -
- Orzobimbo! -
- Orzoddio, signora! -

Orzobimbobibbubà, ORZOBIMBOBIBBUBA'!

Maria Cazzuola (anni 56) poco prima dell'aggressione
In manette il giornalista Mick Rofono (anni 41), ritenuto responsabile della brutale aggressione di questa mattina ai danni di Maria Cazzuola (anni 56), una donna affetta da disturbi mentali e manie di persecuzione. La donna era convinta di essere Orzobimbo (il noto orzo solubile che da decenni infesta gli scaffali dei nostri supermercati) ma anche di essere seguita giorno e notte da Orzobimbo; il marito non si chiamava più Carlo, ma Orzobimbo. Maria non riconosceva neanche più i figli: vedeva solo tante cucchiaiate del maledetto Orzobimbo. Stamattina la mentecatta ha avuto la sfortuna d'imbattersi nell'intervistatore Mick, di Radio Cippa, che stava lavorando ad un servizio sulle passioni degli italiani. Sono bastate poche parole prive di qualsiasi senso per scatenare la giusta ira del giornalista, che non ha esitato a tirare una microfonata in mezzo agli occhi alla poveretta che, tramortita, è caduta al suolo. Solo la tempestiva chimata del calzolaio Steve Ale al 118 ha permesso di salvare la vita di Maria. La crudeltà dell'episodio dovrebbe invitare tutti noi a riflettere sul potere devastante delle pubblicità insistenti, che rompi oggi e scassa domani finoscono per plagiare le menti dei più deboli di noi. Ricordate, cari pubblicitari: i tormentoni sono pericolosi.

giovedì 26 gennaio 2012

LA MALATTIA DI FRANCESCO I

Francesco I in uno dei rari momenti di lucidità
Francesco I dei Medici è passato alla storia come un grande collezionista, ma in realtà pochi si sono interrogati sul dramma di un uomo che per tutta la vita ha sofferto di una terribile malattia: la disposofobia, detta anche "fobia della soffitta piena" o "fobia del tutto mio tutto mio". Francesco non era assolutamente in grado di disfarsi di qualsiasi cosa egli venisse in possesso: sbrillocchi, patacche, ninnoli, chincaglieria e ciarpame vario, tutto veniva accuratamente schedato e risposto nello Studiolo di Palazzo Medici, senza eccezione. Francesco le chiamava "le sue coselline curiose", e la gente rideva. Rideva e non capiva il suo dramma. La madre gli gridava dietro: "France', ma che cazzo te ne fai delle mollette per il bucato?!"
"Tutto mio, tutto mio!", biascicava Francesco in preda al delirio "Il mio tesoro!", coniando così una frase che poi avrebbe avuto tanta fortuna. Nell'ultima fase della vita, la malattia del povero ragazzo si aggravò ulteriormente: Francesco non poteva liberarsi non più solo di qualsiasi cosa venisse in suo possesso, ma anche di quanto il suo corpo produceva. Le cronache dell'epoca ci raccontano l'orrore di coloro che entrarono nel suo Studiolo dopo la sua morte: "La puzza era terribile," dichiarò Giorgione Vasari "ci ritrovammo letteralmente in un mare demmerda!". Oggi la Storia ricorda Francesco I come un fine mecenate ed un collezionista: ha dimenticato il dramma di un uomo che per tutta la vita ha convissuto con una forma acuta di disposofobia, che lo ha portato a collezionare senza sosta, come uno scoiattolo rimbambito, tappi di bottiglia, francobolli, bottoni, riviste porno, calzini, caramelle e puzze in barattolo. Rendiamo omaggio alla tua memoria, Franci.

QUACCHERI IN PENTOLA

due giovani quaccheri
Se c'è una cosa nella quale gli americani vanno forti, è nella straordinaria capacità di inventare sempre nuove sette strampalate e religioni idiote. Ultimamente mi sono documentato sulla straordinaria comunità dei quaccheri, nati nel XVII secolo in seguito ad una insulsa diatriba con i protestanti sull'animale simbolo della loro religione: i protestanti tifavano per il tacchino, grasso e stupido come loro, mentre i quaccheri si riconoscevano nelle papere. In effetti il nome "quacchero" sembra proprio venire dal verso delle papere durante l'accoppiamento. Ad ogni modo fu questa divergenza di opinioni a spingere i nostri eroi a fondare una nuova comunità, arroccata nelle verdi foreste del Vermont. Ovviamente se c'è una cosa che i padri pellegrini ci hanno insegnato è la tolleranza: dagli indiani alle streghe, ne hanno fatti fuori più loro che i comunisti cinesi. Nel mirino finirono subito anche i poveri quaccheroni. "Vi piacciono le papere? E noi vi cuociamo in pentola!"
Le fonti dell'epoca riportano senza mezzi termini le terribili sofferenze che i quaccheri dovettero subire: spennati, scorticati e messi in pentola con il collo tirato, i nostri eroi hanno dovuto subirne di cotte e di crude per difendere la propria fede, e fu proprio la loro proverbiale tenacia (da allora è stato coniato il proverbio "ce l'hai duro come un quacchero") a permettergli di prosperare fino ai giorni nostri, e di continuare a professare la loro irrilevante dottrina babbiona.

giovedì 19 gennaio 2012

GIUSEPPINA CARLA, DOVE SEI?

Da ormai ventiquattr'ore non si hanno più notizie della nostra amata professoressa Giuseppina Carla Romby, e a questo punto si teme il peggio. La professoressa (età non pervenuta) avrebbe dovuto tenere ieri (18 gennaio) la prima sessione d'esame del suo corso, "Architettura delle tane di puzzola", ma dopo una lunga e snervante attesa gli studenti hanno dovuto tornarsene a casa con la coda tra le gambe. La donna non ha risposto nè al telefono di casa nè al cellulare, e nulla è stato comunicato nè agli studenti nè in portineria. Le ipotesi che gli inquirenti hanno formulato sono tre: Giuseppina è in sciopero personale contro le difficoltà che hanno i giovani (categoria cui lei stessa appartiene) nell'inserirsi nel mondo del lavoro; Giuseppina è fuggita con l'uomo della sua vita in Guatemala; Giuseppina non è mai esistita, e sarebbe stata una proiezione mentale degli studenti, sotto pressione per gli esami. Al momento questa sembra essere la sola spiegazione possibile, nonché la più probabile. Nell'attesa che nuove informazioni giungano in redazione, restiamo col fiato sospeso.
Stasera, in piazza della Passera, una fiaccolata di studenti griderà al mondo di non dimenticare Giuseppina Carla.

domenica 15 gennaio 2012

INTERVISTA A CAPITAN FINDUS: "NON SONO UN PEDERASTA"

il nonnetto incriminato.
- Buongiorno, signor Capitan Findus. -
- 'Giorno. -
- Recentemente si è creato un gran clamore a causa di voci non confermate che la accuserebbero di pedofilia. Cosa pensa al riguardo? -
- Baggianate. Non capisco chi possa aver messo in giro una simile fanfaluca. -
- Be', deve ammettere che vederla sempre su una nave in mare aperto, solo con decine di bambini che non si sa bene da dove saltino fuori può creare qualche pensiero malizioso. I genitori dei pargoli sono informati della cosa? -
- Certo che no, cazzo. Se un vecchio barbone con la faccia paonazza venisse da lei e le dicesse: "dobbiamo girare un spot sul merluzzo, mi presta suo figlio? Non si preoccupi, lo portiamo solo nel Mar Baltico su una chiatta sciancata", lei cosa risponderebbe? -
- Direi di no. -
- Ecco appunto. Veda di non fare domande cretine. -
- E allora come ci finiscono a bordo del suo peschereggio tutti quei giovani virgulti? -
- Ha mai sentito parlare di Facebook? -
- Certo, mi sorprende che ne abbia sentito parlare un vecchio lupo di mare come lei. -
- Oggigiorno se vuoi adescare... cioè, mi scusi, se vuoi persuadere delle giovani menti a seguirti in culo al mondo non c'è niente di meglio che fingersi una ragazzina di 12 anni in cerca di prime esperienze sessuali. -
- Lei sta dicendo che si spaccia per qualcun altro per attrarre minori? -
- Esatto. -
- Lo sa che è illegale? -
- Non si fanno le frittate senza le uova. Mi sembra di parlare con un coglione, mi scusi. -
- No, mi scusi lei, sono solo vagamente allibito. -
- E' normale, faccio questo effetto. -
- Che poi mi scusi, ma anche il prodotto che lei mette in vendita ha tutta l'aria di una trovata da due soldi per irretire minorenni. -
- Sarebbe a dire? -
- "Se vuoi diventare grande, prendi più pesce". A chi crede di darla a bere? -
- Non capisco a cosa si riferisce, il mio pesce è di grande... qualità. -
- Non lo mettiamo in dubbio, tuttavia... non si sente poco poco una merda? -
- Caro mio, il mare è grande, le notti sono lunghe, e purtroppo i posti da pastore sardo erano stati già tutti presi quando ho iniziato a lavorare io. Uno in qualche modo deve pur distrarsi. -